GAZZELLE

Classe ’87, quasi arrivata ai fatidici 30 anni e mai avrei pensato di prendermi una batosta come questa, ma da groupie sfegatata che manco con Marco dei Bee Hive. Tutto ciò un cantante sexy-pop che ha ben due anni in meno di me e che oramai da più di due mesi si insinua nel mio cervello fra un lavoro demmerda, una vita sentimentale disfatta e un’autostima per cui fanno l’appello a chi l’ha visto.

Lui è Gazzelle, è di Roma e canta, scrive e declama tutte quelle immagini caramellate, impiastricciate di ricordi, di zucchero alcolico, di lingue calde che mi ricordano le cinquina dei primi  anni 2000 quando ero giovane e non prendevo freddo e non dovevo evitare il glutine. Ogni singola canzone mi appare come una carrellata di feste della birra, feste di paese, motorini, sagre, palloni al campo, tute, gelosie, dispetti e tutte quelle cose che sto dimenticando e sostituendo con l’età adulta e le sue responsabilità terribili.

Lo ascolto e mi tuffo in una piscina di confetti, macchine del fumo e pizze d’asporto mangiate sui gradini di un parco giochi, e di monopattini e di ghiaccioli alla Coca Cola.  Sta fotografando una generazione che diciamocelo, è un po’ sfigata e che magari sì, c’aveva qualche riferimento a cui aggrapparsi per sentirsi malinconica e cantare in macchina, ma, un cd intero regá, dove lo trovate?

Non mi vergogno a dire che sono stata a venti centimetri da lui e poco poco svenivo. Gli volevo dire ma com’è che riesci a dire quello che io vorrei dire e lo fai in modo così immediato e tremendamente sexy? E poi è venuto su da solo. Ha fatto miriadi di lavori ma quando c’hai il pepe al culo e la voglia di sputare a sta gente davanti a te che SEI SOLO UN INGANNO NELLA MIA TESTAAA e TE LO RICORDI LO ZUCCHERO FILATO, ma che gli volete dire? Si chiama ANIMA, EMPATIA e la popolazione che ce l’ha non è mica tanta. Io sento proprio che è una di quelle persone che cazzo, sono belle. E vorrei anche chiedergli dove ha trovato sta forza di fare quello che sentiva, senza smettere, perché pure io vorrei sputar in faccia delle cose, o meglio, su dei fogli, scrivere, raccontare e faccio spesso le 4 con le occhiaia per terra e NMRPM nelle cuffie wireless e scrivo e scrivo, ma come faccio a farlo diventare il mio lavoro? E gli direi pure che nero racconta la mia vita da disagiata sociale e innamorata perenne di persone che non posso avere. Ma voi che c’avete il nome vostro dentro una sua canzone, ma la notte come dormite?

Fatemelo intervistare che c’ho qua un questionario che nemmeno i test di ammissione alla NASA. Io gli voglio bene, ma davvero. Che poi sta cosa che scrive TVB a tutte sull’album non mi va bene, dovremmo parlare anche di questo, ecco.

Vogliategli bene come gliene voglio io gazzelledaje